Calati Pompilio:
scultore di opere incompiute e di urla silenziose
Scopri il percorso artistico di Calati Pompilio, scultore ispirato dai capolavori incompiuti di Michelangelo e Rodin. Esplora “gli Urli”, le sue toccanti sculture che esprimono le emozioni crude dell’umanità, e approfondisci la sua profonda prospettiva sull’evoluzione della vita riflessa nella sua arte.

Calati Pompilio è nato in una mite giornata estiva a Migggiano il 24 luglio 1981. Fin dalla tenera età, le pietre e le sculture della sua città natale lo hanno affascinato, accendendo una passione che avrebbe definito la sua vita. Il suo viaggio nel mondo dell’arte inizia con un fervido interesse per le capolavori incompiuti di Michelangelo e Rodin .
Gli studi
Dopo un percorso formativo liceale presso l’Istituto d’Arte Poggiardo, Galati persegue le sue aspirazioni iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Immerso nel regno della scultura, ha diligentemente affinato le sue capacità, conseguendo il diploma nel 2000. Impegnato nel perfezionamento del suo mestiere, ha continuato il suo percorso accademico, conseguendo la laurea con il massimo dei voti nel 2008 presso la stessa istituzione. Questo duplice impegno ha sottolineato la sua incrollabile dedizione alla ricerca artistica e all’affinamento della sua esperienza nella scultura.
L’anima artistica di Calati risuonava con il concetto di figura che si libera dai propri confini materiali. Trovò una profonda bellezza nell’idea che le sculture potessero incarnare un senso di continua emergenza, come se si liberassero dalla pietra stessa.
I suoi capolavori
Nel suo portfolio, i pezzi più toccanti e risonanti erano quelli che lui chiamava “Gli Urli”. Queste sculture non erano semplicemente forme cesellate ma espressioni dell’umanità intrecciata con la natura. Le urla racchiudevano le emozioni crude e viscerali che accompagnano l’esistenza: un grido universale che riecheggia la nascita di esseri spinti nel mondo, affrontando il peso assoluto della loro esistenza. Calati li vedeva come l’incarnazione di individui che liberano i loro sentimenti più intimi, liberandosi dei pensieri gravosi che li opprimono.
I suoi pensieri sull’incompiuto erano riflessivi e profondi. Calati credeva che nell’incompiuto si trovi l’essenza della crescita e della trasformazione perpetua. Lo vedeva come una metafora della vita stessa: un processo continuo in cui si evolve, si modella e si perfeziona costantemente, senza mai raggiungere veramente una conclusione definitiva.
Attraverso la sua arte, Calati Pompilio ha cercato di catturare l’essenza dell’esperienza umana: le lotte, i trionfi e l’incessante ricerca di comprendere se stessi nella vastità dell’universo. Le sue sculture riecheggiavano le urla silenziose dell’umanità, invitando gli spettatori a contemplare la profondità della propria esistenza e la bellezza che si trova nella sinfonia incompiuta della vita.
